Per gli adolescenti negli anni Settanta – come chi scrive – è stato un emozionante ritorno alle interminabili discussioni sull’universo, la voglia di cambiare il mondo, l’anelare a una libertà che in età adulta s’è ripresa tutto e con gli interessi. Per i più giovani – e di ventenni e trentenni seduti ai tavolini del mitico Blue Note di Milano ce n’erano un buon numero – è stata invece l’occasione di ripercorrere la storia musicale dei loro genitori e capire come il cantautorato abbia giocato sempre in attacco nell’interminabile dribbling tra politica, sogni e ideologia. Il progetto “Gira Dischi” nato un anno fa dalla creatività di Petra Magoni, Mauro Ottolini, Thomas Sinigaglia e Marco Bianchi è tutto questo.
Giovedì scorso il Blue Note s’è acceso di tante scintille che hanno fatto piangere, sognare, ridere, ricordare, grazie alla bravura dei musicisti e alla perfetta intesa tra Petra Magoni e Mauro Ottolini, entrambi in particolare stato di grazia. La scaletta prevedeva diciotto canzoni pensate per tenere il pubblico in ascolto vigile e partecipato a partire dal primo brano, l’omaggio ad Anton Pann, poeta, compositore e folclorista rumeno dell’Ottocento, incluso nel disco di recente uscita firmato dal Trio Osaki, nuova formazione composta da Ottolini, Sinigaglia e Bianchi. Introduzione necessaria per chiarire al pubblico cosa si sarebbe ascoltato e quali strumenti sarebbero stati usati: fisarmonica, chitarra e trombone (più le conchiglie dalle quali Ottolini non si separa mai!), perfetti per la voce iconoclasta della Magoni. Un’azione popolare, si sarebbe detto in altri tempi, ma anche un’orchestra che si genera di continuo in una sorta di autopoiesi. Fisarmonica e chitarra nelle mani di Thomas Sinigaglia e Marco Bianchi diventano dunque anche strumenti percussivi, mentre il trombone di Ottolini una voce sarcastica e poetica in dialogo costante con le vocalità provocatorie di Petra Magoni. La scelta dei cantautori, reinterpretati con il rispetto e la consapevolezza di avere tra le mani note d’autore, punta a riaffermare come la bella musica, colta ed eterna abbia ampiamente frequentato questo Paese nel Ventesimo secolo, anche se oggi, visto il mercato ipercommerciale, si potrebbe pensare il contrario.
Dare alle nuove generazioni la possibilità di approfondire una parte importante del cammino musicale italiano, quello che dagli anni Sessanta arriva ai Novanta del secolo scorso, è una lezione di civiltà, di cui il quartetto se ne sta facendo carico. Ecco dunque Sergio Endrigo e la possente Io che amo solo te (1962), Fabrizio De André con le sue influenze “brasseniane” (splendida Il Gorilla, dove Petra, nella sua sapienza filologica, scandisce le parole del testo tra poesia e sfida, ed esplosiva una Bocca di Rosa velocizzata, dove la cantante toscana recita il testo a scioglilingua, una corsa che ti fa pensare a quel treno su cui la povera ragazza che “metteva l’amore sopra ogni cosa” fu costretta a prendere, accompagnata persino dal parroco del paese, per essersi “tirata addosso l’ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l’osso”).
E ancora, l’omaggio a Ornella Vanoni con La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria, brano del 1976 firmato dall’artista milanese insieme a Vinícius de Moraes e Toquinho; la Canzone di notte n.2 di Francesco Guccini (1976, tratta da quell’album monumentale che fu “Via Paolo Fabbri 43”), Azzurro di Paolo Conte (1968) portata al successo da Adriano Celentano, Fiore di Maggio di Fabio Concato (1984), L’anno che verrà di Lucio Dalla (1979), brani che hanno coinvolto il pubblico in sala, Con il nastro rosa di Lucio Battisti (1980), L’impotenza di Giorgio Gaber (1973) per poi terminare alla grande: Generale (1978) di Francesco De Gregori trasformata in una sorta di provocatorio e divertente tormentone, Vita Spericolata di Vasco Rossi (1983) e Un’avventura di Lucio Battisti (1969), con un’escursione in Quella carezza della sera dei New Trolls datata 1978, brano che li ha accompagnati, solo voce, ai saluti.
Una serata che ricorderemo. Per loro un trionfo e una consapevolezza: la buona musica ha seguito, basta coltivarla con pazienza, seme dopo seme, fiore dopo fiore.
Blue Note Milano
7 maggio 2026
Petra Magoni, voce
Mauro Ottolini, trombone, conchiglie, voce
Thomas Sinigaglia, fisarmonica
Marco Bianchi, chitarra








