Un personaggio perso fra paesaggi ostili e i tesori accumulati durante una vita intera diventa il centro nevralgico di questa cadenzata “noia” che leggo tra i solchi di “Lame”, la nuova deviazione sonora di BaronNoir. Il ritmo cadenzato, quasi pedante, quasi ondulante, quasi meccanico di chitarra acustica e banjo porta il suo folk verso un immaginario di frontiera, che forse avrei voluto più acido ed elettrico e meno “festoso” di un rolling da festa di quartiere… mentre piano e violino introducono colori che anche qui avrei resto più sfacciatamente “desert rock” visto quanto sanno farsi sempre cinematografici. Su tutto domina una voce profonda, la sua, leggermente scanzonata quasi ironica in alcune tonalità, volutamente narrativa, che trasforma il testo in una sorta di confessione notturna. Dopo le molte contaminazioni di “BaronBlanc”, Claudio Spinosa sceglie dunque la sottrazione e trova nel folk noir una dimensione ideale per raccontare disillusione, memoria e ricerca di sé.

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