Un singolo manifesto che fonde elettronica, orchestrazioni cinematografiche e metal moderno. Ayra si racconta in un’intervista potente e autentica, in cui emergono la sua visione musicale, la cura totale del progetto e un messaggio profondo di resilienza, rappresentato anche dalla presenza di un giovane campione con sindrome di Down.
Ciao, Ayra. “Built To Survive” è definito il manifesto del Neurocore Metal: come descriveresti questo nuovo genere a chi lo ascolta per la prima volta?
Intendo questo genere come la sintesi vibrante delle diverse influenze che hanno stimolato la mia crescita artistica. Ispirandomi alle nuove correnti, come quella degli Amaranthe o degli I Prevail — dove la componente elettronica è molto presente — al progressive in stile Dream Theater ed alle orchestrazioni di buon gusto sviluppate dai Nightwish che hanno segnato la mia maturazione in giovane età, ho voluto unire tecnicismo, orschetre Brahmsiame ed elettronica in un genere che fosse di forte impatto cinematografico e aggressivo. Tuttavia, non perdo mai di vista la metodicità e la ricerca della bellezza nella scelta degli arrangiamenti e delle parti esposte. Essendo io stesso un sound designer, e forte della mia formazione classica, integro orchestrazioni ed elementi sinfonici cinematografici in questo connubio elettronico. Spesso le sonorità sfociano nel Djent, uno stile che, grazie alla sua complessità tecnica, mi permette il massimo sfogo creativo come musicista.

Cosa ti ha spinto a curare personalmente ogni fase del brano, dal sound design al mastering?
La scelta di curare ogni fase, dal mixaggio al mastering, nasce dalla ferma volontà di esprimere appieno la mia creatività senza filtri. Il progetto AYRA vuole essere il manifesto della mia identità artistica e racchiude tutto ciò che mi appassiona e mi stimola; per questo motivo, sento l’esigenza di avere il controllo su ogni aspetto della produzione. Cerco di avvicinarmi alla mentalità di un compositore classico, mantenendo sempre una visione d’insieme su tutti gli incastri, i contrappunti melodici e armonici che prendono forma durante la composizione.
Qual è stato il momento più complesso della produzione del singolo e perché?
Probabilmente il mixaggio è stato il momento più complesso, in quanto rappresenta la fase più tecnica e meno puramente “artistica” del processo. Oggi è fondamentale rispettare standard commerciali molto precisi per non penalizzare la resa del brano e la sua diffusione. Conciliare queste rigide esigenze tecniche con la mia visione creativa è stata la sfida maggiore.
In che modo “Built To Survive” prepara l’ascoltatore alle sonorità e ai temi di “Apocalyptic AI”?
Ho concepito questo brano per preparare l’ascoltatore alle sonorità che esplorerò nel prossimo album. Sebbene in “Built To Survive” abbia dato maggior spazio all’elettronica cinematica, nel disco troveranno ampio spazio anche elementi orchestrali. Melodie, ritornelli melodici e un sound corposo — che saranno il filo conduttore del mio nuovo lavoro — dialogheranno in connubio con riff di chitarre e synth aggressivi, molto frammentati e ritmici, dando vita a grooves di impatto ossessivo.











