Una scrittura poetica che preferisce sottrarre invece che aggiungere, scavando tra pause e simboli. Alfero torna con un brano intimo e sospeso, in cui il non detto diventa rivelazione. Tra teatro e musica, la sua voce ci guida nel delicato equilibrio tra esperienza personale e ascolto universale.
Alfero, è un piacere averti qui. Quanto ha influito il tuo percorso come teatro terapeuta sulla tua scrittura musicale, soprattutto in un pezzo così introspettivo?
Grazie per avermi invitato. Il percorso come teatro terapeuta ha influenzato fortemente il mio modo di pensare la scrittura musicale. Lavorando con più persone ho imparato a osservare molte sfumature, individuando quelle emozioni che si muovono dietro un gesto, una parola e nei silenzi. Questo mi ha permesso di tradurre le sensazioni in parole che conservano un forte legame con il mondo interiore.

Il tuo stile si muove tra ermetismo e racconto emotivo: come lavori per mantenere questo equilibrio tra simbologia e chiarezza?
Riguardo al mio stile, cerco sempre di mantenere un equilibrio tra il racconto emotivo e la visione ermetica. Mi piace usare simboli e immagini che permettono interpretazioni diverse, e allo stesso tempo cerco di esplorare in mondo emozionale senza dichiararlo apertamente. La chiarezza nasce da un lavoro di limatura, nel tentativo di togliere, sottrarre quello che non serve, quella parola in più, cercando una concretezza comunicativa.
Ci sono artisti o opere, tra musica, poesia o teatro, che ti hanno accompagnato durante la creazione di “Certezze”?
Qualsiasi creazione non solo “Certezze” è accompagnata dal mio vissuto: la poesia, la musica, il teatro sono elementi e linguaggi con uno stesso fondamento. Anche la musica e gli autori che ascolto mi hanno guidato involontariamente verso il linguaggio musicale che adotto.
La canzone sembra trattenere più di quanto riveli. È stato difficile gestire questa tensione interna senza cadere nell’eccesso?
Gestire questa tensione è stata la sfida più grande. “Certezze” non si rivela subito. Il rischio maggiore era quello di cadere in una esaltazione dell’approccio emotivo, ma alla fine questo non è avvenuto, perché il pezzo lascia spazio all’ascoltatore che vivere direttamente la propria esperienza di ascolto senza essere a tutti i costi guidato verso un’interpretazione preconfezionata.











