Un brano che si muove tra memoria e istinto, dove la forma classica incontra una libertà espressiva più personale. Rimembranze racconta senza parole e lascia spazio all’ascoltatore. In questa intervista, Alessandra Vinci riflette sul senso del tempo, sull’improvvisazione e sulla scelta di restare fedele alla propria identità musicale.
Ciao Alessandra, in Rimembranze si percepisce subito quel tema ricorrente che sembra emergere quasi timidamente prima di diventare più deciso. È nato davvero da un momento casuale di improvvisazione, oppure avevi già dentro quella frase musicale da tempo senza saperlo?
Il tema ricorrente del brano (anche se nel pezzo ci sono diversi temi che si intersecano fra loro) è nato in realtà casualmente. Molti dei miei brani nascono all’ improvviso (anche se non tutti), quando io sono già seduta sulla tastiera. Questi temi nascono, talvolta, mentre sto studiando un passaggio particolarmente difficile di musica classica; e in quel frangente, ad un certo punto , la mente ha bisogno di liberarsi. Ed ecco che “spunta” all’ improvviso un passaggio inventato al momento, che potrebbe leggermente somigliare al passaggio classico che stavo studiando. Altre volte, invece, quando mi metto a suonare, sono spinta da un ‘non so che’, che mi induce a riprodurre una melodia in modo istintivo. Se il sound mi piace lo registro immediatamente, tanto da darmi la spinta a svilupparlo subito, o a lavorarci successivamente. Altre volte invece compongo un brano partendo da un tema che avevo in mente precedentemente. E quando vado al pianoforte, li per li non ho ancora ben chiara la melodia, ma il carattere da riprodurre si. Una volta che mi metto a suonare, si riproduce automaticamente la melodia che mi ispira, come se fossi spinta da qualcosa di superiore che mi guida.

Il brano alterna passaggi molto intimi ad altri più luminosi. Questo contrasto mi ha colpito, anche se in certi punti avrei quasi voluto che una delle due anime si fermasse più a lungo. È una scelta voluta lasciare tutto in sospensione, senza farci mai accomodare del tutto?
È una scelta in parte voluta e in parte no. È una scelta voluta perché se io allungassi e concludessi le varie frasi armoniche e melodiche fino alla fine, il brano diventerebbe lunghissimo. A meno che non componga un pezzo con un unico tema. Dall’ altra parte è anche non voluta, nel senso che non è intenzionale. Quasi tutti i brani che compongo sono molto variegati e hanno diversi temi . La sospensione che si crea in questo brano non è voluta intenzionalmente. Questa modalità di comporre rappresenta spesso il mio stile. Mi piace il sospeso, l imprevedibile, il non scontato, mi piace creare suspence.
Hai parlato di suggestioni impressioniste e si sente. Ascoltandolo, mi è venuta in mente una scena: qualcuno che guarda qualcosa che non tornerà più. Quando suoni questo pezzo, pensi a qualcosa di preciso o lasci che sia la musica a suggerire immagini anche a te?
Come dicevo prima, quando compongo, spesso mi lascio trascinare da qualcosa che va oltre me, come se fossi un canale che capta i messaggi dell’universo, attraverso I quali io sono uno ‘strumento’ che suona, appunto, il mio strumento. In realtà nel mio vissuto recente c’è stato un evento, un periodo storico importante che ha sancito la fine di un ciclo e che non tornerà più. Probabilmente questo tipo di vissuto si è impresso fortemente a livello emotivo, tanto da trasmetterlo musicalmente nella composizione. Ma non e stato prettamente intenzionale. Semmai, direi, inconscio.
In un momento storico in cui la musica sembra correre velocissima, tu scrivi un brano che chiede tempo e attenzione. È una forma di resistenza personale o semplicemente il tuo modo naturale di esistere musicalmente?
Entrambe le cose. Da una parte mi viene naturale comporre brani complessi che richiedono un ascolto attento, ma è anche un messaggio che voglio trasmettere. Provengo da una formazione classica che richiede ascolto, ma non è solo questo il punto; io amo anche il jazz, il rock, e anche molta musica contemporanea. Mi piacciono molte colonne sonore. Vorrei che la musica ritornasse come una volta, ovvero che trasmettesse emozioni e che aprisse le coscienze. Mi piace anche la musica leggera, che susciti emozioni allegre e di divertimento. Ma per me è fondamentale tramettere musica di valore, in un mondo dove tutto viene invece consumato in modo veloce e superficiale; le persone non sono spinte a riflettere, né ad andare in profondità. Ci sarebbe da scrivere un libro su questo argomento. Personalmente, io noto che molta della musica di oggi è superficiale, anche se non tutta. Alcune volte addirittura dannosa, a seconda dei messaggi che trasmette. Io vorrei che invece la musica ritorni a fare emergere emozioni di allegria, anche di tristezza, ma che abbia consistenza. Che ritorni a essere educativa. Che non diventi solo uno strumento di evasione e di distrazione. La musica per me è vita, è cura, è tutto. Ciò non significa che non mi piace la musica leggera, anzi. La musica è un mondo sconfinato e deve esistere ogni genere. Io intravedo, talvolta, molta degenerazione musicale che potrebbe diventare anche pericolosa, a volte. Perché scatena emozioni non belle, messaggi non belli. La percezione che ho è che la musica di questa epoca è lo specchio della società di oggi, a volte superficiale e materialista, promossa per fare business. Anche se non tutta ovviamente. Quando invece dovrebbe essere, per come la vivo io, cura, bellezza, comunicazione, emozione. E’ un mezzo per unire le persone .
https://www.alessandravinci.com/
https://www.youtube.com/@alessandravinci499











