Di Nicola Barin


FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS MEETS DUCCIO BERTINI

Black Poker

Clean Feed, 2019

Black Poker

«Se comporre significa trovare un’idea e giraci più volte attorno in compagnia di se stessi, come diceva Erik Satie, allora il compositore di oggi deve moltiplicare esponenzialmente il numero dei giri per le possibilità che ci vengono offerte dalla tecnologia.»

 Carlo Boccadoro

 

 

 

Francesco Cusa è sempre stato un enfant terrible nel mondo del jazz. Lo si potrebbe definire un agitatore culturale che non si occupa solo di musica, ma anche di letteratura, filosofia e arte. Nei suoi progetti ritroviamo tutto ciò.

“Black Poker” è sicuramente un progetto particolare nel quale il batterista catanese tenta di tessere trame inedite tra il suo gruppo, The Assasins, e il Florence Art Quartet, un quartetto d’archi di stampo classico. Alla guida troviamo Duccio Bertini, compositore e direttore d’orchestra, che qui troviamo in qualità di arrangiatore delle composizioni scritte da Cusa.

L’incontro è travolgente, il connubio tra le due formazioni funziona perfettamente. Il Florence Quartet si muove con disinvoltura tra il Novecento, partendo da Schönberg per arrivare a Penderecki e Ligeti. Gli archi non abbelliscono la melodia jazz (siamo lontani da Charlie Parker with strings), i due ensemble si integrano, dialogano, creano connessioni inedite. L’intento del progetto pare la costruzione di un “corpo senza organi”, citando il filosofo Gilles Deleuze “[…] Disfare l’organismo non ha mai voluto dire uccidersi ma aprire il corpo a connessioni che suppongono tutto un concatenamento, circuiti, congiunzioni, suddivisioni, e soglie, passaggi e distribuzioni d’intensità, territori, e deterritorializzazioni…”

 

Spades/Picche trova il giusto equilibrio tra archi e improvvisazione con un fantastico Cusa che si rende godibile fin da subito per poi sviluppare un drumming più ricercato, afasico, che dialoga con il sassofono di Giovanni Benvenuti e la creatività di Giulio Stermieri al piano.

In The Act of Killing Music (The King) il chorus è perfettamente costruito e magnificamente accattivante, sa integrare gli archi con un beat semplice ed efficace; la successiva improvvisazione collettiva si chiude con una melanconia di fondo non indifferente.

In Clubs/Fiori la tromba di Flavio Zanuttini si fa apprezzare lasciando man mano spazio al piano che continua un’improvvisazione forsennata sostenuta dalla batteria di Cusa che satura l’ambiente.

Diamonds/Quadri si apre con un fast tempo che improvvisamente muta per offrire la possibilità agli archi di tessere una ariosa melodia.

Elegia è un brano minimale, le piccole cellule melodiche vengono ripetute, si sovrappongono, Bertini alla tastiera contribuisce alla timbrica.

Un progetto dinamico, importante che permette di dare nuova linfa ai brani di Cusa: uno scontro infinito, la volontà di “…fare rizoma e non mettere radici”, per citare ancora Deleuze, per una musica molteplice, eterogenea, che sa proliferare senza avere una struttura gerarchica ma reticolare, diffusiva, che non mette radici: “[…] seguendo l’intuito del pokerista, sempre in bilico tra azzardo e parsimonia”, come ricorda Cusa nelle note di copertina dell’album.

 

 

Musicisti:

Francesco Cusa, batteria
Giulio Stermieri, pianoforte, organo Hammond
Flavio Zanuttini, tromba, elettronica
Giovanni Benvenuti, sassofono tenore

Florence Art Quartet:

Daniele Iannaccone, violino
Lorenzo Borneo, violino
Agostino Mattioni, viola
Cristiano Sacchi, violoncello
Duccio Bertini, tastiere in “Elegia”

 

Brani:

01. Spades/Picche
02. The Act Of Killing Music (The King)
03. Clubs/Fiori
04. Dr. Akagi (The Queen)
05. Interludio
06. Diamonds/Quadri
07. Kirtimukha (Hearts/Cuori)
08. Elegia

 

Link:

Clean Feed Records

 


Pubblicata il 09/09/2019