Di Maurizio Spennato


DANIELE SEPE

Capitan Capitone e i Parenti Della Sposa

MVM/Goodfellas, 2017

Capitan Capitone e i Parenti Della Sposa

Siamo alla seconda stagione della saga del Capitone, sull’onda del successo della prima, che è valsa come presentazione del condottiero Capitan Capitone, al secolo Daniele Sepe, alla guida di un’improbabile ciurma di scombinatissimi marinai in giro tra i mari, se non proprio di tutto il mondo, quantomeno dei più diversi generi musicali, partendo proprio dal golfo di Napoli. Ancora dunque un concept-album, un poemetto musicale, che ben si presta alla narrazione a episodi della trama, surreale e paradossale e, quindi perfettamente appropriata al profilo del Capitone.

Ogni brano dei venti che formano il disco Capitan Capitone e i Parenti della Sposa, narra dunque un capitolo del poemetto.

Nel primo brano, Ah Bello!, il Capitone e la sua ciurma vivono della quotidiana beatitudine fatta di gozzoviglie e divertimenti da scapoli. Alla fine di quello che finisce per essere un vero e proprio addio al celibato, il Capitano annuncia a tutti un’inattesa novità: tra un mese si sposerà.

In E’ Preciso Muito Amor, un pezzo di musica brasiliana di Chico Da Silva, la ciurma festeggia a suo modo, al ritmo di samba, l’annuncio del Capitone ma la sposa è di rango sociale ben diverso da quello del pirata avventuriero e gli uomini non mancano di mettere prontamente in guardia il condottiero dei pericoli insiti nella capricciosità delle donne.

Anzi, a pensarci meglio, in Battiamo Le Mani, la ciurma esprime, si, felicità per i regali che gireranno ma si rende anche conto delle profonde differenze sociali e di non essere all’altezza del rango della sposa. L’atmosfera e quella semplicità, quasi infantile, tipica della festa popolare d’altri tempi.

E’ quasi giunta la fatidica ora. In Lost in Miano, si incontra uno stile inquadrabile tra l’”hard rock” e il “metal”: uno dei membri dell’equipaggio si è smarrito nella periferia per aver seguito il navigatore (satellitare!) ma è in costante contatto telefonico col Capitano e insiste strenuamente nello sconsigliare il suo capo dal suo dissennato proposito nuziale. Le telefonate si susseguiranno in tutto il percorso del disco: riuscirà il nostro eroe a raggiungere il luogo della cerimonia?

In Marcia Nuziale il grande passo è compiuto e si brinda. E’ l’ora dei festeggiamenti.

Sushi & Friarielli, racconta del pranzo nuziale e del suo articolato menù, che dovrà accontentare i gusti “rustici” dei pirati e quelli “raffinati” dei parenti della sposa. Per sottolineare i contrasti il tutto si svolge in salsa latino-caraibica con qualche sprazzo di minuetto. Nel disco, si susseguono omaggi e citazioni a generi musicali, a illustri colleghi predecessori e contemporanei, e questo brano è proprio un ottimo esempio  di stile spiccatamente “arboriano”.

Stella ‘e Mare, racconta della nostalgia del Capitone per il suo primo amore, Megaride. E’ un bellissimo pezzo di jazz napoletano, cantato da un ottimo Gnut, in cui è doveroso citare Stefano Bollani al pianoforte, Aldo Vigorito al contrabbasso e un raffinatissimo tappeto di fiati. Il brano ricorda il jazz siciliano della migliore stagione di Ivan Segreto. E’ senz’altro un “groove” estremamente interessante che varrebbe la pena di approfondire e sviluppare ampiamente.

In Bitch, (!), il dolore dell’ex fidanzato somiglia molto più alla rabbia. Il pezzo, ancora un rock duro “d’altri tempi”, è decisamente vietato ai minori che conoscono l’inglese, a meno che non si voglia insegnare loro anche un ricco  vocabolario di parolacce…

In Ti Amerò Più Forte, Megaride, anch’essa innamorata del Capitano, denuncia quante e quali difficoltà incontrerà l’amore tra i due sposi, così diversi tra loro. La canzone ha un ottimo costrutto di musica e testo con base ritmica fatta di piano, archi, fiati, cori, sax, di sapore anni ’60.

Nel decimo brano, il pranzo è iniziato ma il pirata smarrito continua ad aggirarsi per Miano e, seguendo pedissequamente le indicazioni del navigatore, come spesso accade a tutti noi, non riesce a trovare la strada e incappa in ulteriori complicazioni con l’autorità.

In La Canzone Del padre, il padre della sposa si dispera per la scelta scellerata della figlia, per aver deciso di imparentarsi e, quindi, di coinvolgere anche lui e tutta la sua famiglia, con un pirata scellerato e suonatore di sax. Il suocero del Capitone teme addirittura – e non sbaglia – che i parenti dello sposo abbiano intenzione di approfittare dell’assenza da casa di tutta la famiglia per derubarlo. Qui la scena inizia in atmosfera cantautoriale la presto si fa neomelodica, le citazioni sono rivolte a diversi illustri colleghi cantanti – “divina” la chicca dedicata a Enzo Avitabile – e alla parlesia, lo “slang” dei tempi che furono di musicisti e gente di mal’affare ma spesso ancor oggi in uso tra lo scherzoso e il serio.

Il Valzer Dei Telefonini, è a dir poco geniale: racconta di come gli invitati passino la maggior parte del tempo a smanettare su telefonini e smartphone. Niente di più azzeccato!

Non bisogna dimenticare che la ciurma del Capitone è formata da pirati e che l’incontro con i parenti ricchi della sposa è un’occasione a dir poco irresistibile: il sospetto del padre della sposa è fondato. In Ma Che Felicità, si racconta di come, mentre gli invitati “ricchi” e quelli “poveri” si denigrano a vicenda, parte della ciurma, con la complicità nientepopodimeno che di Al Bano Carrisi, che canta e offre il suo “primitivo” per distrarre gli invitati, sia andata a rubare in casa del padre della sposa.

In El Cangrego Peluso, i pirati raccontano di come effettuano l’esproprio proletario in casa del padre della sposa con la complicità della donna stessa che, ormai rinnegata, è pienamente coinvolta nei loschi affari del Capitano. Gli omaggi sono alla tradizione celtica e al flamenco.

Nel quindicesimo brano torna l’invitato smarrito i Miano; a cerimonia ormai quasi conclusa, è convinto di aver finalmente trovato la strada.

Camerieri, racconta il punto di vista del pasticciere, salentino – un cameo di Daniele De Michele, in arte “Don Pasta” – e degli altri camerieri, che impazziscono tra le richieste dei parenti dello sposo e della sposa. I camerieri si vendicano inserendo una sorpresa nella torta e anche qui, per non farsi capire dagli invitati, rappano con grandi inserti in parlesia.

Mal ‘E Funk, è un grande funky omaggio alla musica di James Senese e della sua Napoli Centrale, illustre collega saxofonista del Capitano Sepe. A fare male non è il “funk” ma la pancia, per gli spiacevoli effetti della vendetta a sorpresa dei camerieri e del pasticciere.

Nel diciottesimo brano, l’invitato smarrito in Miano è aspramente redarguito dal Capitano, al quale non importa se non ha partecipato alla cerimonia, ma che pretende il regalo, “la busta”: ma il pirata è stato guidato dal navigatore (satellitare!) in un’altra festa di sconosciuti, e non sa come tornare indietro…

Il Saluto Degli Sposi, rivela che il vero scopo degli sposi, quello di arraffare dei soldi, e che hanno intenzione di scappare senza pagare nessuno dei musicisti.

In La Saltarella Del Capitone, gli sposi fuggono via col bottino e uno sberleffo.

Insomma un disco in cui non mancano certo ironia e paradosso, umorismo e allegria, ma neppure cura artistica e qualità musicale, è ampiamente evidente che ogni nota e ogni parola è stata limata e pesata per occupare il posto in cui si trova. Leggendo l’utilissimo librettino interno, che contiene titoli, spiegazioni, testi, e traduzioni, tutto diventa più chiaro (e semplice). Resta qualche refuso grafico nel package, di cui comunque il grafico è stato graziosamente ringraziato in anticipo “nero su bianco”.

Non so se vi è venuto il desiderio di ascoltare questo disco, nel caso, ridete pure liberamente, a volontà, ma almeno, per dignità, cercate di trattenere le lacrime e il resto…

Al disco hanno partecipato ben 69 musicisti per 52 minuti di musica:

1) Dario Sansone – voce

2) Andrea Tartaglia – voce

3) Marcello Coleman – voce

4) Roberto Colella – voce

5) Tommaso Primo – voce

6) Sara Sgueglia – voce

7) Robertinho Bastos – voce

8) Claudio “Gnut” Domestico – voce

9) Alessio Sollo – voce

10) Shaone – voce

11) Speaker Cenzou – voce

12) Pepp-Oh – voce

13) Mariano “Grifo” – voce

14) Gino Fastidio

15) Daniele “Don Pasta” de Michele – voce

16) Enzo Gragnaniello – “Bell”

17) Adriano Marino “Mandriano” – patente e libretto

18) Nero Nelson – voce

19) Stefano Piro – voce

20) Marianna Fiorillo – voce

21) Gabriella Cascella – voce

22) Salvatore Lampitelli – voce

23) Enrichetta Stellato – voce

24) Raffaele Giglio – voce

25) Paolo Licastro – voce

26) Enrico Del Gaudio – voce

27) Francesco Grosso – voce

28) Federico Palomba – voce

29) Alessandro Morlando – chitarra, chitarra elettrica

30) Gianluca Capurro – chitarra elettrica

31) Franco Giacoia – chitarra elettrica

32) Giuseppe Spinelli – chitarra

33) Lorenzo Campese – piano, hammond, tastiere

34) Stefano Bollani – pianoforte

35) Luca Casbarro – fisarmonica e zampogna

36) Davide Afzal  - basso

37) Dario Franco – basso

38) Davide Costagliola – basso

39) Sergio Di Leo – basso, piriti (forse volevano dire pirati? Mah!) e voce

40) Luigi Castiello – basso

41) Aldo Vigorito – contrabasso

42) Marcello Smigliante Gentile – mandolino

43) Alessandro De Carolis – flauto

44) Umberto D’angelo – oboe

45) Gaetano Falzarano – clarinetto

46) Antonello Capone – fagotto

47) Giuseppe Giroffi – sax baritono

48) Gianfranco Campagnoli – tromba e flicorno

49) Alessandro Tedesco – trombone

50) Fabio Malfi – batteria

51) Mario Insenga – batteria

52) Alessandro Perrone – batteria

53) Enzo Pinelli – batteria

54) Claudio Marino – batteria

55) Antonio Esposito – batteria

56) Pasquale Bardaro – percussioni orchestrali

57) Antonello Iannotta – tamburello e vettovaglie

58) Martina De Falco – nacchere, scetavajasse e triccabballacche

59) Massimo Ferrante – marranzano

60) Antonio Iuliano – rebolo e voce

61) Martina Lombardi – tamborim e voce

62) Toni Coos Marshall – pandeiro e cori

63) Nello Arzanese – chitarra e cori

64) Foffo Fuser – cuica

65) Gianluca Presta – surdo

66) Dario De Simone – repiqe de mao e reco reco

67) Rino Gargiulo – caixa

68) Pasquale Del Solio – cavaquinho e cori

69) Il Capitano Daniele Sepe suonò: sax tenore, flauto, ocarina, flauto dolce, flauto a coulisse, chitarra, chitarra elettrica, tastiere e cantò

 

Brani:

1)      Ah Bello!

2)      E’ Preciso Muito Amor

3)      Battiamo Le Mani

4)      Lost in Miano

5)      Marcia Nuziale

6)      Sushi & Friarielli

7)      Stella ‘E Mare

8)      Bitch

9)      Ti Amerò Più Forte

10)   Lost in Miano

11)   La Canzone Del padre

12)   Valzer Dei Telefonini

13)   Ma Che Felicità

14)   El Cangrego Peluso

15)   Lost in Miano

16)   Camerieri

17)   Mal ‘E Funk

18)   Lost in Miano

19)   Il Saluto Degli Sposi

20)   La Saltarella Del Capitone

P.S. Graditissima anche l’occasione per approfondire le sottili differenze tra rebolo, repique de mao, ecc.


Pubblicata il 25/04/2017