« … un contenitore senza etichette stilistiche, un consorzio di musicisti predisposti alla sperimentazione e alla trasversalita' linguistica che, attorno ad una casa discografica, scambiano idee, suggestioni, esperienze d'ascolto e di performance. El Gallo Rojo e' anche progetto visuale … aderente a quella stessa poetica della trasversalita' che caratterizza la musica, affinche' l'immagine della veste grafica davvero accompagni il suono, e non ne sia mero accessorio. Gli artisti visivi e della parola avranno anche un loro proprio spazio nel Punto Rojo, sorta di collana parallela che raccogliera' edizioni speciali a tiratura limitata, forme ibride di suono, testo ed immagine, ma anche collezioni di fotografie, fumetti, disegni, cortometraggi, narrativa. El Gallo Rojo sceglie produzioni indipendenti e le sostiene attraverso un'attenta distribuzione, che passa attraverso Internet e sceglie autonomamente i propri punti vendita sul territorio nazionale.» Sono concetti tratti dal manifesto programmatico della El Gallo Rojo, ormai adulta e acclamata label tricolore che parte dal web come associazione-consorzio-collettivo messo in piedi a Verona nel 2005 dal contrabbassista Danilo Gallo e dal batterista Zeno De Rossi, coppia demiurgica a cui subito e negli anni che seguono si uniscono il sassofonista Francesco Bigoni, il contrabbassista Stefano Senni, il chitarrista Enrico Terragnoli, il grafico-web designer e batterista Massimiliano Sorrentini, il pianista e manipolatore di suoni elettronici Alfonso Santimone, il batterista Nelide Bandello, i sassofonisti-clarinettisti Piero Bittolo Bon, Achille Succi, Beppe Scardino, il chitarrista Simone Massaron e il violinista-pianista Dimitri Sillato.
Un folto drappello di artisti emergenti che hanno le proprie radici un po’ dappertutto in Italia (Veneto, Puglia, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Toscana, Emilia Romagna) ma che espandono il loro raggio d’azione ovunque ci sia terreno fertile tale da nutrire e far germogliare idee, progetti, collaborazioni e opportunita' sia concertistiche sia discografiche. Il filo rosso conduttore del collettivo e' una totale liberta' espressiva slegata da presupposti e vincoli stilistici, un modo d’intendere il discorso musicale (e quello relativo ad altri codici creativi in generale) che si rispecchia nel confronto e nel reciproco sostegno tra artisti e musicisti, nella partecipazione totale alle fasi di gestazione e produzione d’ogni singolo progetto. Cadono cosi' le analogie di questo consorzio con altre realta' (passate e attuali) del panorama europeo e nazionale (etichette autogestite da gruppi di musicisti tipo Psi, Incus, Recommended, Matchless, Rossbin, Ictus oppure organizzazioni quali Rock In Opposition, Instant Composers Pool, ecc.), in quanto gli obiettivi e i prodotti della El Gallo Rojo coprono e spesso fondono vasti territori espressivi (ortodossi ed eterodossi) evitando intelligentemente ghettizzazioni artistiche e culturali come pure definite idee e utopie politiche.
L’attitudine solidale del collettivo si evidenzia, inoltre, nelle join-venture con altre scene e associazioni similari (italiane ed estere) tra le quali stanno dando ottimi frutti soprattutto quelle stabilite con la bolognese Bassesfere, la siciliana Improvvisatore Involontario, la francese Yolk e una frangia di musicisti di punta del Downtown newyorkese (Chris Speed, Anthony Coleman, Frank London, Cuong Vu, Amy Denio, Greg Cohen e Gary Lucas). El Gallo Rojo e' comunque anche una necessita' di promozione e diffusione “nuda e pura”, slegata dalla tirannia di major, indie label incattivite dalle ragioni di mercato, distributori e promoter che puntano su nomi commercializzati a discapito di queli originali. Da qui la scelta di un totale controllo delle proprie produzioni, che transita dalla cura grafica, all’ottima qualita' del suono fino alla vendita con prezzo contenuto e imposto. È davvero un bell’universo quello della El Gallo Rojo, ricco di idee e fantasia, umano e sensibile nei rapporti tra creatori e fruitori d’arte, flessibile e aperto verso una qualificazione della trasversalita' suscettibile d’oscillare tra passato, presente e futuro, tra forma canzone e improvvisazione, tra ascesi underground e avvedute concessioni mainstream.
Di tutto cio' fa fede e tesoro un catalogo eccezionalmente eterogeneo dal punto di vista sonoro, dove forme e strutture si avvicendano nello spirito di un’esplorazione che distilla e filtra umori jazz, improv, rock-pop, klezmer, elettronica, musica colta e tropicalismo sudamericano, umori mittelereuropei e arie mediterranee, rumori metropolitani e pruriti di frontiera, poesia e immagini cinematografiche. Un pollaio dove oltre ai membri ufficiali del collettivo razzolano anche altri musicisti di razza, collaboratori assidui e occasionali, giovani e veterani quali i sassofonisti-clarinettisti Daniele D’Agaro, Gianni Gebbia e Francesco Bearzatti, il trombettista Kyle Gregory, il chitarrista Simone Guiducci, il trombonista Gerhard Gschloessl, il pianista Fabrizio Puglisi, i batteristi Francesco Cusa e U.T. Gandhi e i contrabbassisti Giulio Corini, Roberto Bartoli e Giovanni Maier. Una trentina finora i titoli in catalogo, dischi e progetti alquanto diversi tra loro ma tutti votati ad un discorso sonoro coinvolgente, aperto e volentieri sopra le righe. Materiali che cozzano tra loro in un “contenitore” ricco e capace, dentro cui val la pena ficcarsi per scandagliare ed esaminare un poker di ultimissime uscite e produzioni.
TIRODARCO: Tirodarco
El Gallo Rojo Records (2009) – distr. El Gallo Rojo
Voto: 7,5/10
Nato nel 2003, il quartetto Tirodarco affianca il trio d’archi composto dal contrabbassista Roberto Bartoli, dal violinista Dimitri Sillato e dal violoncellista Salvatore Maiore al clarinetto di Achille Succi. Sebbene caratterizzati da una chiara ed evidente matrice cameristica, gli undici brani di questo eponimo album sono accomunati da un discorso estetico di largo respiro, diretto a intersecare con leggerezza e perizia tecnica strutture colte a motivi afroamericani, balcanici e sudamericani. Coloro che conoscono Maiore come valente e ricercato contrabbassista (al seguito di Gabriele Mirabassi, Simone Guiducci, Stefano Battaglia, Enrico Intra, Glauco Venier e tanti altri) saranno sorpresi dal modo in cui il musicista sardo tiene qui brillantemente la scena nel ruolo, per lui insolito, di violoncellista, essendo i suoi interventi assai incisivi e felici sia in funzione di voce melodica individuale che di raccordo e dialogo con quella dei partner. Risapute e ampiamente sottolineate da questa registrazione sono, invece, le doti strumentali e interpretative di Succi, Sillato e Bartoli. Laddove il violinista e il clarinettista producono slittamenti dinamici e scambi dei piani armonici, lavorando sulla luce del timbro e del tono medio-acuto, il contrabbassista adopera il suo strumento come un mantice che produce e irradia gravi ornamenti ritmici nelle cavita' di un suono sempre interessante e libero da vincoli. Dalle atmosfere preziose e modernamente languide di Mari' alle viscerali scale klezmer in chiave Masada Strig Trio di Masnada, dall’istantanea fantasia di Impro alla solarita' latina di Sa Pippia, dalla vibrante intensita' e anima slava di Cradle Song (splendido riarrangiamento di un tema di Shostakovic) alla guizzante frenesia melodica in levare di Hora, la bravura e la sottile arte sincretica dei Tirodarco si manifestano a tutto tondo in quest’opera che trasuda rara eleganza e freschezza.
GIULIO CORINI LIBERO MOTU: Off-Site Meetings
El Gallo Rojo Records (2009) – distr. El Gallo Rojo
Voto: 7/10
Nel catalogo stilisticamente inafferrabile e variegato di El Gallo Rojo la sintassi genuinamente impro-jazzistica di un progetto come Libero Motu sembra quasi un elemento intrusivo, un caso accidentale di normalita'. Giulio Corini, il trentenne contrabbassista bresciano che da quattro anni ormai ne dirige e organizza i lavori, ha perfezionato i propri studi sullo strumento sotto la guida di notabili maestri quali Attilio Zanchi, Furio Di Castri, Piero Leveratto e Giovanni Maier, finendo poi in quel manipolo di giovani leoni under 21 allevati e svezzati sui piu' bei palchi da competizione dal sempre illuminato c.t. Enrico Rava. Forte di questo invidiabile milieu formativo, Corini ha intrapreso subito la difficile e insidiosa strada dell’avventura personale, alla ricerca di una visione soggettiva del suono e dello spartito. Un percorso che sta gia' dando ottimi risultati in termini di contenuti, intuizioni e strategie, rimettendo in gioco e a rischio cio' che in partenza aveva sortito effetti positivi. Difatti Off –Site Meetings rivoluziona l’intero impianto del progetto dal punto di vista sonoro e strutturale, espandendo il trio dell’album d’esordio ad un sestetto composto da chitarra elettrica (Maurizio Rinaldi), contrabbasso (il leader), doppie ance (Francesco Bigoni e Dan Kinzelman) e percussioni (Nelide Bandello e Fabrizio Saiu). Con tali validi collaboratori Corini sviluppa un discorso di “libero movimento” che fonde scuola europea e statunitense, secondo gusti e modelli sia tradizionali che sperimentali. La circolarita' e il ricco respiro estetico della raccolta (totalmente composta da pezzi originali di Corini, eccetto due brani scritti rispettivamente dal collettivo e da Bigoni, Kinzelman, Rinaldi e Saiu) si manifesta peculiarmente in un’altalenanza di volumi, tempi e atmosfere; criteri che distinguono il clima armonico, guardingo e circospetto, di Des Bergues dalle nervose campiture free e post-bop di Cabaret Voltaire, la felpata cerimonialita' dronica ed elettroacustica di Artiköln dalle rigogliose e spigliate polifonie (tra loft jazz, ornettismi e gusto AACM) di Harmony Show e Nothingness, l’ipnotico ritualismo timbrico e percussivo di Caspian Movements dal ligneo e denso motivo per solo contrabbasso di Isle Of Islay. Un disco interessante e double-face, che s’inerpica flemmatico su sentieri e crinali sonori accidentati salvo poi rotolare giu' da essi con agile e contagioso spirito melodico.
PIERO BITTOLO BON JUMP THE SHARK: Sugoi Sentai! Gattai!!
El Gallo Rojo Records (2009) – distr. El Gallo Rojo
Voto: 7/10
Gia' messosi in mostra nei progetti Orange Room e Rollerball lanciati ed editi dall’etichetta, Piero Bittolo Bon ci delizia umore e udito alla testa di questo nuovo quintetto che schiera solisti di pregio quali Domenico Caliri (chitarra elettrica ed acustica), Pasquale Mirra (vibrafono, glockenspiel ), Federico Scettri (batteria) e l’ubiquitoso Danilo Gallo (contrabbasso, vox bass, piano preparato e altro). Con Sugoi Sentai! Gattai!! il sassofonista e polistrumentista veneziano si tuffa in una terra di mezzo dove circolano in liberta' vigilata le ombre di Eric Dolphy, Henry Threadgill e Steve Coleman, ma anche le visioni d’ampi orizzonti di alcuni caposcuola e maestri di casa nostra quali Maurizio Giammarco e Carlo Actis Dato. L’enfasi funky-fusion dell’iniziale Interstellar Turkish Kung Fu si avviluppa intorno al contralto del leader che sventaglia e melodizza in modo convulso e viscerale, accompagnato da una sei corde elettrica che diffonde accenti ruvidi e liquidi mentre si interseca con il forte lavoro della sezione ritmica e le campiture ornamentali del vibrafono. Sebbene lungo il corso dell’album ricorrano elementi, forme e strutture che tirano in ballo anche un contemporaneo gusto progressive (per lo piu' caro a certi nomi di casa Cuneiform) la proposta dei Jump The Shark non e' affatto imitativa, sprizza al contrario originalita', energia ed ironia da tutti i pori, risultando accattivante nell’alchemia di generi, cambi di passo e atmosfere che affollano il medesimo brano. È il caso della bellissima Furgonauti con i suoi palpiti dub e reggae invischiati in un complesso gioco di incastri armonici e timbrici, come pure delle roboanti evoluzioni free-rock di Bittolo Bon e Caliri ingolfate e/o spronate dal magico e frastagliato gioco percussivo dei martelletti di Mirra in La loggia dello storione greco. Notevoli per virtuosismo e dinamismo le alte temperature di Heavy Metal (dove interviene anche il cameo vocale di Gillian Quinlan) e le vertiginose asimmetrie in chiave Downtown di Steve Sheldon’s Nightmare e 20 Goto 10. Giostrando tra contralto, clarinetto alto, flauto e melodica, Piero Bittolo Bon espelle un’anima artistica curiosa e vivace, bisognosa di confrontare la propria scrittura e padronanza tecnica con una ricca gamma di voci e colori, nel segno di una sperimentalita' costruttiva e assai comunicativa.
FRANCO D'ANDREA QUARTET: Half The Fun
El Gallo Rojo Records (2009) – distr. El Gallo Rojo
Voto: 8/10
Il concentrato di classe, virtuosismo e dinamismo che alberga in questo disco e' semplicemente perfetto. Saranno pure termini e giudizi che suonano come un luogo comune quando si parla di un’opera che come ha protagonista Franco D’andrea, eppure questa registrazione e' davvero un po’ speciale. Il fatto che si fregi del marchio El Gallo Rojo testimonia, se non altro, la freschezza e la coerenza di un’attitudine jazzistica libera, ora piu' che mai, da aride esigenze di mercato, vestita con i colori sgargianti della personalita' e delle idee del brillante pianista e compositore meranese. Come il gia' magnifico The Siena Concert del 2008 anche questo nuovo Half The Fun si fonda su una performance dal vivo, catturata in modo assai nitido e pulito il 26 settembre 2008 presso il Taurus di Cirie' (Torino). Il “nuovo” quartetto di D’andrea e' un sistema musicale dalla potenza polivalente, collaudata e acquisita in un’attivita' ultradecennale. La disciplina e la partecipazione al processo creativo dei musicisti si esplica in un dialogo interattivo senza la minima sbavatura, impressionante se si pensa che questo set avviene e prende vita in “diretta”. Il repertorio costa di di tre medley e due tracce elaborate singolarmente (Grapes del leader e l’ellingtoniana Half The Fun), un campo da gioco in cui D’andrea occupa e copre ogni spazio con un pianismo che inventa, interpreta e suggerisce allo stesso tempo, esponendo e vivisezionando motivi armonici con cluster di accordi stretti, note estese e tenute, fraseggi e voicing in chiave colta, free e swing che mantengono la loro valenza improvvisativa anche in fase di accompagnamento. La strada maestra del disco sembra qui una conciliazione del verbo tristaniano (celebrato nel primo medley con Turkish Mambo) con quello del “Duca” sotto l’influsso di Strayhorne (citato una seconda volta con l’immortale Lush Life), un itinerario che tuttavia genera per gemmazione spontanea rizomi stilistici e formali cari a D’andrea (la flessibilita' e le astrazioni monkiane, i poliritmi africani, la fusione di motivi dal respiro morbido e cantabile con tessuti modali dal tenore piu' raccolto e contemporano). A risultati cosi' pregevoli contribuiscono ovviamente anche gli ottimi interlocutori e collaboratori del pianista: il sassofonista piemontese Andrea Ayassott, apportatore di linee voluttuose e colonne d’aria piu' oblique e sbilanciate; il conterraneo contrabbassista Aldo Mella, magistrale dispensatore di pulsanti chiaroscuri timbrici; infine, il batterista veronese Zeno De Rossi, fantasista ritmico di rara efficacia (si ascolti il lungo assolo che introduce la title-track) presente in ogni angolo del disco sia con accenti e contrappunti sottili, sia con tocchi energici e marcati. Per gli amanti del jazz c’e' di che sognare.
Links:
Tirodarco: www.myspace.com/tirodarco
Giulio Corini Libero Motu: www.myspace.com/giuliocorini
Piero Bittolo Bon: www.myspace.com/pierobittolobon
Franco D'andrea Quartet: www.myspace.com/francod39andreanewquartet
El Gallo Rojo Records: www.elgallorojorecords.com