INSERIRE LA PAROLA DA CERCARE
 
BUTTHOLE SURFERS: TRIP-TEASE FROM TEXAS ! (PART TWO) [ 28/02/2009 ]
ANNO: 2009
REDATTORE : Olindo Fortino

 

Il 1989 vede invece l’uscita di altre due testate d’angolo della band, vale a dire lo straripante Double Live, documento irrinunciabile per ogni fan che si rispetti, impreziosito da gemme inedite quali The One I Love dei R.E.M., Paranoid dei Black Sabbath e dall’infnita Psychedelic Jam (rock ultra acido che perfora il cervello dalla prima all’ultima nota), in pratica un’ampia carrellata su tutta la produzione discografica curata in prima persona dal gruppo, ma soprattutto lo splendido EP Widowermaker, trent’anni di storia del rock condensati in quattro efficacissimi brani, una musica scandita da drum-machine e perverso lavoro di chitarra che magnifica lo scorrere della lunga Helicopter. Liquide tastiere e feroci attacchi interposti a celestiali arpeggi si sposano a meraviglia in The Bong Song e Colored F.B.I.Guy (ballad vagamente country in cui si assapora molta tequila) mentre la torrenziale potenza ed energia di Booze, Tobacco, Dope, Pussy, Guns e' hardcore di primo impatto, di quello che scende subito nell’intestino come abbondanti sorsate di una bibita ghiaccciata in una giornata d’agosto a Bengasi. L’anno seguente i cambiamenti sono tanti. Le tre donzelle della compagnia (Teresa, Kathleen e Cabbage) fanno le valigie prendendo ognuna una strada diversa. La cosa buffa e' che Kathleen divenne poi la cantante dei Beme Seeds. Che c’e' di strano in cio'? Be', lasciamo che le parole di King e Paul ci illustrino il personaggio in questione: «Kathleen non parlava mai, era profondamente religiosa, tranne il fatto che professava una religione tutta sua, il che includeva un anno di completo silenzio, nel quale non doveva esser proferita una sola parola. Una volta Gibby le chiese perche' si comportasse cosi' e lei scrisse sul suo piccolo block-notes: “Be', e' difficile da spiegare”. Il suo modo alternativo di comunicare consisteva in un tipo di mimica frenetica e selvaggia. Quando eravamo in tour dovevamo continuamente fermarci in quei ristoranti a conduzione familiare per farla andare a pisciare. Cosi' Kathleen, vestita di alcuni stracci, era solita entrare nel locale, accovacciarsi sul pavimento di fronte ai clienti e smanettare furiosamente di vagina. Il bello e' che noi in quei posti dovevamo anche mangiarci!» (King). «Il mio ricordo preferito riguardo a Kathleen risale ad un concerto che tenemmo in California. Lei doveva prepararsi per il palco, il che voleva dire spogliarsi nuda e cospargersi sul corpo uno strato di vernice schiumosa verde. Percio' ando' nel Mac Donald dall’altra parte della strada, nelle toilette, dove c’erano anche dei bambini, e li' fece tutta l’operazione. Facemmo lo show e poco dopo decisa che doveva masturbarsi. Cosi' ando' nel bagno delle donne, si chiuse in una cabina e prese a toccarsi. Un tizio dello staff entra, sente dei rumori, guarda sotto, vede due gambe pelose verdi e pensa che si tratti di un uomo. Cosi' chiama i buttafuori e loro cominciano a battere sulla porta della cabina. Ma Kathleen e' decisa nel finire cio' che aveva pensato di fare, percio' mette i piedi contro la porta e continua imperterrita. Nell’istante esatto in cui stanno per buttare giu' la porta lei raggiunge l’orgasmo. I ragazzi tirano via la porta per vedere una donna nuda, coperta di vernice verde e con le gambe aperte. Disse ai tipi che era decisa a venire in quel preciso momento … Quando accidentalmente ruppe il silenzio la parola che disse fu “Madonna”. Io stavo leggendo su una rivista quella storia di quando Jodie Foster e Madonna se l’erano date di santa ragione. Lei alzo' gli occhi e se ne usci' con “Madonna”. Merda!» (Paul) «Il nostro concerto al Danceteria nel 1986 fu memorabile. Fu uno dei primi show in cui avevamo Kathleen. Lei e Cabbage urinarono dentro alcune mazze da baseball di plastica e le usarono per ungere e consacrare la folla. Poi loro e Gibby si spogliarono e si ammucchiarono in un’orgia rotolandosi per terra. L’intera atttrezzatura del palco si sfascio' durante l’esibizione. Il padrone del locale ando' su tutte le furie, assicurandoci che non avremmo piu' messo piede a New York vita natural durante. Poi il club chiuse i battenti un mese dopo» (King).



I Butthole Surfers proseguono dunque il loro cammino in qualita' di semplice quartetto (Gibby Haynes: voc.; Paul Leary: gtr; Jeff Tooter: bs; King Coffey: drm.) e firmano un contratto con la britannica Rough Trade. L’album corrispondente, Piouhgd (1990), testimonia tuttavia un calo di forma inatteso. Preceduta dal singolo Hurdy Gurdy Man (una pedissequa e abbastanza convenzionale ripresa dell’hit di Donovan), l’opera raccoglie un “blob” sonoro incerto e poco esaltante. Difficile stabilire cosa sia andato storto. La confusione d’idee di questo periodo non permette al gruppo di padroneggiare con dovuta perizia i molteplici registri musicali che pervadono la raccolta. La decostruzione country-folk di Lonesome Bulldog, operata lungo le quattro parti in cui e' suddiviso il tema, rimane fine a se stessa e non emoziona piu' di tanto. Dicasi lo stesso per l’inutile e gratuito sbeffeggio ai danni dei Jesus And Mary Chain effettuato in Something , oppure per il melenso garage-pop che regge l’intera struttura di Golden Showers. Non ci sono molti episodi esplicitamente “rock”, a parte Blindman, Revolution Pt. 1 – 2 e PSY. Quest’ultimo ( che e' forse, in assoluto, il miglior pezzo del disco) si apre in tempo medio, guidato da un’acida chitarra “space”, e viene poi proiettato dalla batteria e dalla graffiante voce di Gibby nella stratosfera del rock. Ne risulta un impatto complessivo un po’ attenuato rispetto ai dischi precedenti e al tempo stesso l’impressione di una grande sincerita' nel proporre un diario di sensazioni, tutto sommato, indifferente alle ragioni di mercato. Resta il fatto che a poca distanza di tempo il gruppo stesso rigetta l’intera operazione, anche perche', nel frattempo, i rapporti con i tipi della Rough Trade si vanno sempre piu' incrinando in ragione del completo fallimento dell’etichetta. Il risultato finale e' che i Butthole Surfer restano senza casa discografica, senza soldi e senza promozione dell’album. «Chiaramente l’intera esistenza della Rough Trade era basata nel raggiungere una posizione tale da poter fottere i Butthole Surfers. Si', ce lo misero quasi completamente nel culo. E dopo aver fatto cio' non ebbero piu' nessuna ulteriore ragione di esistere, cosicche' ammainarono le vele e se la diedero a gambe con tutti i nostri soldi.» (Paul) «Ci dovevano quasi duecentomila dollari» afferma Gibby «e noi avremmo dovuto sborsarne due o tremila per aver indietro i nostri nastri. Cosi' firmammo un pezzo di carta nel quale era scritto che loro ci dovevano solo centottantamila e riavemmo i nastri indietro. Erano solo un mucchio di falliti figli di puttana!».



Nei primi due anni successivi alla pubblicazione di Piouhgd, i componenti del gruppo hanno percio' tutto il tempo per dedicarsi a progetti individuali (vedi i Jack Officers di Gibby e Jeff, autori del “technoide” Digital Dump, l’album solista di Paul Leary The History Of Dogs e gli altri due gruppi part-time di Jeff e King, ossia i Daddy Longhead, nei quali compare anche Helios Creed, e gli intrippatissimi Drain), potendo anche contare su uno studio di registrazione personale allestito ad Austin. Intorno a questa struttura prende le mosse anche l’etichetta gestita da King Coffey. L’ottima e giustamente apprezzata Trance Syndicate Records. Se poi Haynes si accontenta di raggranellare un po’ di quattrini facendo il dj notturno presso la stazione 101X di Austin, Paul Leary si scopre invece richiestissimo produttore e ingegnere del suono di bands quali Meat Puppets, Supersuckers, Ministry, Toadies e Bad Livers. Eppure, al di la' di questa discordante varieta' d’interessi, c’e' qualcosa nei Butthole Surfers che continua a tenere questi quattro individui uniti e compatti, nonostante i molti anni trascorsi: «Non penso che qualcuno di noi consideri gli altri dei musicisti particolarmente dotati, ma di sicuro siamo dei musicisti che si sbattono per trovare delle cose interessanti» tiene a far notare Coffey «Qualche volta le cose che facciamo ci vengono bene, altre volte sono un completo disastro, nondimeno siamo dei musicisti che fanno roba … che probabilmente non dovrebbe essere fatta!». «È difficile trovare dei musicisti coi quali tu ti possa identificare. Io invece m’identifico pienamente con King e Gibby, anche se amiamo fare dei generi di musica completamente diversi nel nostro tempo libero» spiega Paul «Ancora adesso siamo in sintonia per il fatto che odiamo cio' che sentiamo in giro. Vogliamo fare qualcosa addirittura peggiore di cio' che la gente odia maggiormente ma che sia ugualmente disposta a pagare per avere. Ecco cio' che stiamo cercando di fare: produrre i peggiori dischi possibili e fare di tutto per venderli!». Dunque nella musica dei texani non tutto e' lasciato al caso, c’e' anche uno specifico “quid” teorico caparbiamente tradotto nella pratica, forse anche in maniera piu' intelligente di quanto a noi sia dato supporre. L’ufficiale ripresa delle ostilita' da parte del gruppo avviene grazie al nuovo contratto stipulato con la Capitol Records. Lasciando da parte smorfie, commenti e ipotesi di quanti malignano sull’evento, c’e' da dire che l’incontro con la major permette ai Butthole Surfers una maggiore liberta' per assecondare la loro particolare visione delle cose. Il disco, Independent Worm Saloon, esce nell’aprile del 1993 e vede la produzione dell’ex-bassista dei Led Zeppelin John Paul Jones. Chi se lo procura si porta a casa un vero malloppo: diciassette tracce per quasi un’ora di musica, una vagonata d’ideee, stravaganze e suggestioni inverosimili. Per l’occasione alcune cose cambiano. La musica e' piu' spesso suonata che costruita con i consueti “taglia e cuci” di effetti, rumori e parti vocali. I pezzi sono per la maggior parte secchi, tirati, dinamici e sferraglianti, con una ruvidita' di’impatto che rimanda direttamente a stilemi punk-rock-noise. In quest’ultimo caso gareggiano alla pari titoli quali Who Was In My Room Last Night, Chewin’ George Lucas’ Chocolate, Alcohol, Strawberry, Dust Devil e Leave Me Alone. La band ci delizia poi con alcune esecuzioni piu' distese, nella fattispecie la pop-oriented The Wooden Song e la nashvilliana The Ballad Of Naked Man, per poi tornare a proporre micidiali intrichi di rumorismo e acido sperimentalismo con Clean It Up (con Helios Creed ospite alla chitarra), The Annoying Song, Dog Inside Your Body e la bellissima Goofy’s Concern. Con la predisposizione giusta, la miglior musica del mondo, altrimenti decisamente irritante.



Per riaffacciarsi sul mercato i Butthole Surfers c’impiegano altri tre anni. Infatti, problemi piccoli e grandi affliggono la band, tra cui l’abbandono del bassista Jeff Tooter. Il nuovo album, Electriclarryland (1996), viene co-prodotto assieme a Steve Thompson, i cui credits includono Metallica, Soundgarden Anthrax e molti altri. A parte questo non ci sono grandi sorprese. Il sound rimane pressoche' simile al precedente lavoro, certamente piu' vario, frizzante e un tantino piu' orecchiabile. La matrice psichedelica, presente in ogni loro raccolta, subisce in questo contesto un trattamento chirurgico-plastico allargato a diversi ambiti musicali. Quando i Surfers tornano a confrontarsi con l’hard rock (Thermador, LA oppure l’hawkwindiana Space) oppure l’euro-pop alla Gainsbourg (Let’s Talk About Cars, con perimetrale svolgimento di un sensuale discorso a due in francese) il traît-d’union e' sempre la psichedelia. È questa chiave di lettura che rende particolarmente suggestivo e ipnotico un pezzo come The Lord Is A Monkey, con le sue poderose svisate chitarristiche disciolte a tratti in frames techno-dance. Anche un episodio come Cough Syrup, tutto sommato in linea con la tradizione del gruppo, riesce ad interessare il piu' consumato dei fans per via dello spiazzante finale melodico affidato a degli archi celestiali. L’apogeo del disco e' rappresentato, verosimilmente, da quelle tracce in cui i Butthole Surfers approfondiscono il discorso acustico (la piacevolissima TV Star), manovrano in direzione di un moderno hip-hop dall’aroma lisergicamente funky (Pepper) o ritrovano il sano gusto per la ricerca e la provocazione (My Brother’s Wife). Ridotti ormai a un trio (Gibby Haynes: voc.; Paul Leary: gtr, bs; King Coffey: drm.) i Butthole Surfers entrano in studio un paio d’anni dopo per confezionare il materiale del loro ottavo album After The Astronaut. Quando pero' il master del disco giunge alle orecchie dei responsabili della Capitol questi optano (giustamente) di restituirlo al mittente assieme alla disdetta del contratto discografico. In effetti, definire la dozzina di pezzi di questa raccolta roba da discarica potrebbe esser travisato dai Surfers come un complimento. Meglio dire che qui il gruppo tiene fede come non mai all’assioma prima esplicitato da Paul Leary (“produrre i peggiori dischi possibili e fare di tutto per venderli!”) lasciando ai posteri l’arduo compito e la responsabilita' di rivalutare e riabilitare un giorno deliranti e dementi guazzabugli liquid-ambient-technotronici quali Intelligent Guy, Imbuya, Yentel, Mexico e I Don’t Have A Problem. Ormai invisi al pubblico sia underground sia mainstream, i Butthole Surfers riescono addirittura a giocarsi senza appello la propria reputazione di "dropout" nella scena alternativa indie impugnando e vincendo una causa triennale nei confronti della Touch And Go di Corey Rusk, colpevole, secondo la band, nell’aver scarsamente promosso i loro album e conseguentemente impedito di ottenerne lauti profitti economici. Il risultato fu un consistente risarcimento e la restituzione dei diritti relativi a tutte le incisioni pubblicate originariamente dall’etichetta, dipoi prontamente ristampate dai Surfers sulla label personale Latino Buggerveil. All’alba del terzo millennio Leary, Haynes e Coffey tornano caparbiamente sul luogo del delitto, ossia sul materiale del famigerato e rigettato After The Astronaut riciclandolo con un meticoloso lavoro di post-produzione per dar vita all’album Weird Revolution (Hollywood Records, 2001). Il risultato complessivo sembra un compromesso tra il crossover “muezzin” dei Porno For Pyros di Perry Farrell, la decostruzione hip-hop e anti-folk di Beck Hansen e la trance etno-techno dei Transglobal Underground. Lo shock e' adesso nel clima danzereccio e nella trivialita' sperimentale dei ritmi rap-trance di Venus e The Shame Of Life, nel refrain ultra-pop e radiofonico di Dracula From Houston, nel beatbox acido e stroboscopico di Get Down, nella sinfonia di sintetizzatori e chitarre processate messa in campo da They Came In, nei claustrofobici effetti da videogame di The Last Astronaut e nei lisergici pattern “transglobali” di Mexico. Spariti dalla circolazione dopo tale misfatto i Butthole Surfers si sono recentemente ritrovati nella formazione originale dei primi anni (Paul Leary, gtr.; Gibby Haynes, voc.; Jeff Pinkus, bs.; King Coffey, drm.; Teresa Nervosa, drm.) riproponendo in un lungo tour americano ed europeo (effettuato la scorsa estate) i brani piu' memorabili e leggendari del loro repertorio. Il prossimo 25 aprile dovrebbero addirittura sbarcare in Italia per una data all’Estragon Club di Bologna mentre sarebbero gia' parte del rooster dell’All Tomorrow’s Parties 2009, la cui direzione artistica e' affidata quest’anno ai Melvins e a Mike Patton. Certo, oggi come oggi, la loro musica non atterisce e disorienta piu' nessuno, ma preserva comunque l’invidiabile pregio di stupire e mettere ogni cosa in discussione. Forse il vero punk odierno abita solo in queste menti esagitate (checche' se ne dica degli aborti deformi e bruitisti di certa shit-music o del weird-garage-punk) visto che alla fin fine, per apprezzare tali personaggi e i loro dischi, occorre essere almeno un po’ tarati come loro.



clicca qui per leggere la prima parte




DISCOGRAFIA


Butthole Surfers (EP/CDs, Alternative Tentacles, 1983)

Live PCPPEP (EP/CDs, Alternative Tentacles, 1984)

Psychic ... Powerless ... Another Man's Sac (LP/CD, Touch And Go, 1984)

Cream Corn From The Socket Of Davis (EP/CDs, Touch And Go, 1986)

Rembrandt Pussyhorse (LP/CD, Touch And Go, 1986)

Locust Abortion Technician (LP/CD, Touch And Go / Blast First, 1987)

Hairway To Steven (LP/CD, Touch And Go / Blast First, 1988)

Double Live (2LP/CD, Latino Buggerveil, 1989)

Widowermaker (EP/CDs, Touch And Go / Blast First, 1989)

Piouhgd (LP/CD, Rough Trade, 1991)

Independent Worm Saloon (LP/CD, Capitol, 1993)

Electriclarryland (LP/CD, Capitol, 1996)

Weird Revolution (LP/CD, Hollywood / Surfdog Records, 2001)

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