Di Marco Vigliani


STONA

Un equilibrista di successo

Un equilibrista di successo

Un disco prezioso sotto molti aspetti, per niente presuntuoso ma direi molto ambizioso. E lo dimostra cercando e trovando la stima di Guido Guglielminetti che lo condurrà lungo una produzione magistrale per arricchire i suoi nuovi inediti. Massimo Stona, o anche STONA come si fa chiamare dal suo pubblico, ci presenta questo disco di quel pop d’autore che non si piega ai soliti cliché, soprattutto non alle forme ormai divenute di moda tra elettronica e liriche banalmente immediate. Si intitola “Storia di un equilibrista” e parla a chi vorrà ascoltarlo chiedendogli un piccolo passo verso la codifica, giocando con intelligenza tra metafore e forme poco sfacciate. Sono canzoni di pop, canzoni che hanno anche quel certo funky d’autore, quel debito di riconoscenza a Daniele Silvestri e  ai tratti goliardici di Max Gazzè. Ma deve anche tanto ai preziosi consigli di Guglielminetti che contribuisce a sfornare una dolcissima riflessione come “Santa pazienza” che viene premiata al Botteghe d’Autore per il miglior arrangiamento. Quando la parola cantante prende forme e visioni divenendo poi, a parer suo s’intenda, forme e visioni di vita quotidiana. Tornano i dischi dal peso poetico e questo ci fa solo che piacere.

 

 

La canzone d’autore oggi. Penso che la domanda più inflazionata da fare ad un cantautore sia proprio cosa ne pensa della scena di oggi. Abbiamo bisogno di queste risposte…? ho come l’impressione che non si voglia capire e non si voglia far di conto della verità. È innegabile: oggi il cantautore non ha più un linguaggio capace di parlare al popolo, alle masse… oggi l’estetica della canzone d’autore richiede altro. Cosa ne pensi?

Io credo che finché ci sarà qualcuno con qualcosa di interessante da dire, ci sarà sempre qualcuno disposto ad ascoltare… contro ogni previsione e contro ogni apparenza modaiola del momento.

 

E a parte qualche momento, il tuo disco non è affatto classico. È un modo di prendere le distanze da certi cliché o solo soluzioni che hai cercato e trovato con naturalezza?

Forse fare qualcosa di classico oggi è il vero andare controcorrente… non ho seguito particolari cliché ma mi sono lasciato trascinare dalla musica che mi piace fare e da certe sonorità acustiche che amo.

 

“Storia di un equilibrista”: ormai non è neanche più l’amore a ispirare i cantastorie. Oggi giorno l’ispirazione è proprio nella società che in sé ha un malessere di vita dentro… sbaglio? Siamo tutti equilibristi dunque…

Sì, l’amore sarà sempre e comunque il motore principale della musica e del fare arte… che è di per sé già un atto di amore… siamo sicuramente tutti un po’ equilibristi in questa vita di ogni giorno.

Ma in fondo non è questo il senso primo della vita? Come diceva Dalla: “non ci piacciono le persone stabili, sicure, concluse, ci piacciono invece le persone inconcusse, instabili, imprevedibili”. Ci piacciono gli equilibristi…

Beh, sicuramente gli imprevisti, le situazioni instabili, rendono tutto più interessante a modo loro e di conseguenza noi ci adattiamo divenendo “equilibristi” a nostra volta.

 

Posso farti una domanda piccante? Guido Guglielminetti ha dentro di sé tanta musica e tanta esperienza. Però è anche vero (forse, mi correggerai se sbaglio) che è anche tanta esperienza che ormai non si misura più con il popolo quotidiano della musica attuale. E penso che i due mondi, quello di qualità mainstream e quello popolare, siano mondi ormai assai lontani non credi? 

Dipende dalla musica dai contenuti e dalle idee proposte…. se c’è la qualità resti altrimenti sei solo di passaggio mentre cerchi di imitare qualcun altro… questo stava succedendo a me, ma proprio grazie a Guido ho trovato la strada giusta e i risultati stanno arrivando… ma poi… che cos’è questo fantomatico “mainstream”?


Pubblicata il 30/04/2019