Di Marco Vigliani


SAVAGE

Un nuovo disco finalmente!

Un nuovo disco finalmente!

I fedelissimi lo aspettavano da anni ed eccolo qui, in bella mostra anche in una edizione in doppio vinile trasparente. Ed il colore portante sembra avere derive del blu e del grigio, questa luce che abbaglia, una nuova rinascita, un nuovo inizio. Roberto Zanetti, in arte SAVAGE, torna in scena con un disco davvero importante per il suono, la composizione e la storia che rappresenta. Si intitola “Love and Rain” pubblicato per DWA Records. E non abbiamo un punto di appiglio per il futuro se non questa eterna scena del suono digitale che però è figlia e sorella di un tempo in cui la new wave era storia quotidiana. Direttamente dagli anni ’80, come fossero stati congelati a quel tempo, SAVAGE ci regala oggi i suoi nuovi inediti con una chiusa magistrale affidata ad una nuova versione del suo grande successo “Only You” che questa volta ha una faccia di elegantissime orchestrazioni. Un disco guitar free come lo ha definito: un lavoro intero in cui non arrivano chitarre a dar man forte all’operazione. “Love and Rain” colpisce, oltre tutto, alla forza di gusto che ha nonostante sforni soluzioni estetiche ormai appartenenti ad un’era che ci siamo quasi dimenticati. Segno di grande mestiere…

 

 

 

Inevitabile farti i complimenti per questo suono. In produzione come hai lavorato? Hai anche usato macchine di quel preciso periodo?

Ho lavorato utilizzando le versioni digitali dei sintetizzatori che usavo negli anni ‘80. Sono molto fedeli agli originali ed hanno il vantaggio di essere memorizzabili e soprattutto sono più intonati. I sintetizzatori degli anni ‘80 avevano alcuni difetti (che a volte erano pregi) e spesso perdevi un sacco di tempo per risolverli. Ricordo la fatica ad intonare i tre oscillatori del Minimoog, iniziavi la canzone ed era OK, la finivi e non andava più bene. Il Chorus dei Roland era fantastico… ma quanto fruscio… Anche il Roland Space Echo… quanto rumore… Ho fatto una produzione “in the Box”, si dice così oggi quando tutti i suoni sono dentro il computer. Unici strumenti esterni gli archi e alcuni pianoforti.

 

Un disco senza chitarre… una scelta volutamente spinosa per lanciare una sfida alla società di oggi? Oppure semplice gusto?

No, semplice gusto. A volte ho usato le chitarre nei miei pezzi in passato. In questo non avevo alcuna decisione in riguardo, solo quando ho finito mi sono accorto che non avevo messo chitarre… è nato così. Inoltre, sono tastierista e non so suonare la chitarra, quindi alcune scelte mi vengono naturali.

 

Un ritorno dopo tanti anni. Perché questa voglia di ancorarti violentemente e sfacciatamente a quel suono? Non hai provato il bisogno di codificare la tua musica con gli stili di oggi?

Nel mio passato di produttore ho sempre seguito la moda e il sound del momento, mi viene bene ed avrei potuto farlo tranquillamente, ma la mia idea era di fare il follow up dell’album del 1984, quindi ho cercato di rimanere fedele ai suoni di quel momento. Anche le canzoni sono state scritte al piano e con le stesse metodologie degli anni ‘80. Credo che questo sia uno dei pregi dell’album, chiunque lo ascolta fa un tuffo negli ‘80 ed è molto apprezzato per questo. Inoltre, quando vado a concerti di artisti anni ‘80 che negli anni recenti hanno fatto album rincorrendo le mode mi rendo conto che il pubblico non reagisce e non apprezza… tutti aspettano l’ultima mezz’ora con i brani del passato. Io faccio diversi spettacoli e volevo un sound più uniforme possibile.

E se dovessi sceglierlo un altro stile, quale ti vedresti bene addosso?

Non riuscirei a scegliere un altro stile, poi se guardiamo le classifiche di oggi ci sono un sacco di brani che sono veramente anni ‘80, se ascolti The Weekend oppure Billie Eilish sono veramente anni ’80.

 

Il disco si chiude con “Only You” in una versione inedita. Ovviamente si capisce   perché la scelta di quel brano… ma perché questa estetica nuova? E tra l’altro non pensi che deragli un po’ dal concetto di Savage e del disco in sé?

Inizialmente era una versione nata per un altro progetto, ma poi riascoltandola mi sono reso conto che era perfetta per una situazione live, al termine del concerto quando torni sul palco per i bis… ho quindi deciso di inserirla nell’album anche per fare un regalo ai fans che ascoltano l’originale da più di 30 anni. E’ praticamente una Bonus Track come si diceva una volta…


Pubblicata il 12/03/2020