Di Marco Vigliani


MARCELLO PARRILLI

Suono rock d’autore

Suono rock d’autore

Si intitola “Moderne solitudini” il nuovissimo disco del cantautore e polistrumentista Marcello Parrilli. L’artista toscano torna in scena con un lavoro di 8 inediti firmati di nuovo dalla RadiciMusic di Aldo Coppola Neri. E con essa torna anche la produzione artistica e tecnica di Gianfilippo Boni e il video che troviamo in rete, con Lucio Lepri alla regia, del nuovo singolo estratto dal titolo “La resa”, nasce lanciato da EarOne per le radio italiane. Ed il suono si fa rock, ferroso, la scrittura si conferma terrena e quotidiana, ma sempre attenta a soluzioni poetiche di un cantautore che ha l’amore e la vita di tutti i giorni come obiettivo narrativo… il tutto cercando di non svendere niente alle trame pop più scontate. Marcello Parrilli ha fatto un bel disco, leggero, senza pretese alte, sempre coraggioso nel suo carattere che non ha veli nel mostrarsi anche con questa voce assolutamente particolare.

 

 

 

Un suono rock. Hai dato ampio spazio alle chitarre graffianti… a cosa ti sei ispirato?

Amo il rock in generale e ho usato le chitarre distorte perché stavano bene con alcuni testi del disco. Mi piace molto il contrasto che c’è nella prima e nella settima traccia ovvero Ora non ho più paura e Se avessi scelto me, dove la chitarra elettrica distorta si sposa benissimo con il pianoforte creando un piacevole contrasto che a me piace moltissimo. Diciamo che più che ispirazione è stata sperimentazione.

 

In Perso nei tuoi occhi arriva l’elettronica e soprattutto quel gusto anni ’70. Come mai? Sembra quasi scollarsi dal resto del disco…

Non solo Perso nei tuoi occhi è un pezzo elettronico, anche Moderne Solitudini, il brano che dà il nome al disco fa ampio so di sintetizzatori. Nei miei dischi ho sempre cercato di spaziare con vari generi. Questo rende secondo me il lavoro più eterogeneo.

 

Il disco si chiude con una dolcissima nenia alla luna che hai ripescato dal tuo passato. Perché questa scelta? Cosa spinge un artista a guardarsi indietro?

Cercando la Luna è una canzone che ho pubblicato per la prima volta dieci anni fa nel mio primo album “Identità”, è anche questa una canzone che parla di solitudine e mi è piaciuta l’idea di riregistrarla con nuovi suoni per darle una nuova veste. Credo che stia benissimo anche in questo disco.

 

I nuovi suoni. Ecco una espressione che trovo spesso tra le tue righe. Cosa intendi quando parli di nuovi suoni? 

L’elettronica e la computer music ci hanno aperto un mondo, ci ha dato la possibilità di usare una quantità di combinazioni illimitate di suoni, ed è molto interessante durante la composizione dei brani ed il lavoro in studio, provare a sperimentare, combinare suoni mai sentiti. Provarli insieme a qualcosa di familiare come il suono di una chitarra o un di un pianoforte e vedere se la combinazione dà un bel risultato.

Marcello Parrilli che artista sta diventando? Ormai la tua carriera vede diversi dischi e non solo da solista… tante collaborazioni… tante attività sul sociale…

Diciamo che musicalmente parlando ho sempre fatto quello che ho voluto e quando mi interessava un aspetto musicale specifico l’ho studiato e approfondito molto bene. Per quel che riguarda le attività sociali, penso che tu ti riferisca al fatto che sono un musicoterapeuta. Ho studiato Musicoterapia al corso quadriennale di Musicoterapia di Assisi dove mi sono diplomato più di dieci anni fa. Da allora lavoro come musicoterapeuta in alcune strutture per anziani e malati di Alzheimer, ma in questo lasso di tempo ho applicato le mie conoscenze e competenze musicoterapiche in vari ambiti della disabilità. Per quanto riguarda la mia attività discografica, penso che come cantautore e musicista farò dischi finché avrò qualcosa da dire, nel frattempo niente mi vieta di lavorare per e con altri colleghi artisti che hanno piacere di lavorare con me.

 

Ecco parlando proprio di sociale: la musica d’autore, prima ancora che nei sistemi discografici, come la vedi vivere tra la gente e tra i protagonisti? Si torna in strada o si resta chiusi dietro i computer?

La musica è bella se vive con e tra la gente. Si può fare anche al computer, ma poi deve vivere e stare in mezzo alla gente. L’importante è poi che la gente accolga la musica e che la faccia diventare sua.

 

Bellissima l’immagine della ballerina in copertina, bellissimo il sottotesto che nasconde. Anche queste sono “Moderne solitudini”?

Decisamente sì.


Pubblicata il 30/10/2019