Di Marco Vigliani


HORUS BLACK

Il passato che ritorna in digitale

Il passato che ritorna in digitale

Si intitola “Simply” ed è semplicemente un’opera prima che restituisce nuova voce e nuova veste digitale al quel Santo Rock’n’Roll che l’eterno Elvis ha sdoganato in tutto il mondo. Ma poi in realtà ci sono metamorfosi e ci sono corollari, ci sono altre vie di fuga e ci sono tinte nere come il carbone. Lui è Riccardo Sechi ma in arte lo conosciamo come HORUS BLACK. E dal mondo classico dei genitori passa ai movimenti pelvici e di bacino curando non solo la scrittura ma anche l’abbigliamento. E non solo: perché appunto lo scenario si tinge di tutte quelle variazioni sul tema che hanno reso celebre un’epoca americana. Ed è così che in questo esordio troviamo grandi standard nella forma come “Sophie” ma poi anche i noir western come “Lonely Melody” o la tarantiniana “We Are Alone Tonight”.  Atmosfere assolutamente antiche di orchestrazioni che sembra essere tornati da “Arnold’s” di Happy Days quando il nostro giovanissimo ci canta “Miss Candy” oppure “Cock a Doodle Doo”. Ma il futuro bussa alle porte e oltre all’ovvio suono che cerca anche nel digitale un riparo sicuro, scritture come la title track del disco non smentiscono quel piglio pop internazionale che cova sottotraccia. Non esce allo scoperto però pulsa… e si sente. Grande esordio in stile. In rete il video di lancio.

 

 

 

Posso dirti che trovo questo sound assai moderno per l’immaginario che restituisci? Non è una critica ma una curiosità: come mai questa scelta “agrodolce”?

Questo effetto agrodolce penso sia dovuto particolarmente agli arrangiamenti. Penso comunque che questo stile possa risultare fresco perché al giorno d’oggi non si registra più musica di questo stile, soprattutto in Italia.

 

Non hai pensato di rendere tutto vintage, dunque anche suono?

Si, il suono è stato studiato in maniera tale da formare un ponte tra passato, presente e futuro.

Non ricordo chi, ma qualcuno disse che la voce di un cantante sceglie il genere da amare. Vista la tua timbrica assai calzante con il mood che proponi… per te è stato così?

A ben pensarci forse effettivamente è andata così, riesco a cantare senza troppe difficoltà la musica che ascolto. Se a quindici anni avessi provato a cantare gli AC/DC, che ascolto, probabilmente sarei rimasto deluso ed avrei piantato lì.

 

Melodia e canzone leggera italiana. Ne sarai sicuramente invaso visto anche il tuo background familiare. Quanto entra nelle tue scritture?

Più che la musica leggera italiana, quella che mi influenza di più è quella americana.

 

Prossimo step? L’America?

Sicuramente è un obbiettivo andare a suonare in America, malgrado, anche per quanto riguarda permessi eccetera, molto complicato. Di sicuro ci proverò.


Pubblicata il 28/06/2018